BORGO SAN FELICE: ACCOGLIENZA TOSCANA

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Il viaggio è muoversi, vivere un altro luogo. I suoni, gli odori, le sensazioni tattili e i sapori implicano infatti un espositore iniziale (prima) e un visitatore (dopo) che sperimenta con tutti i sensi l’ambiente visitato e che, spesso e volentieri, a partire dal regime estetico, dà l’avvio a una serie di reazioni che suscitano emozione, non necessariamente esuberante ed entusiasta. Ovviamente esistono (e per fortuna) le immancabili situazioni in cui la situazione si stravolge all’istante, ossia la reazione estetica si trasforma semplicemente in una sensazione completamente euforica.

A Borgo San Felice, succede proprio questo, in quanto l’ospite ha pienamente il desiderio di fondersi con l’ambiente esterno: la vista lascia nel giro di qualche davvero senza parole nel giro di qualche secondo e accresce l’armonia con il paesaggio. Ovunque all’interno dei locali così come all’esterno, ci si rende conto di essere immersi in un contesto naturale privilegiato.

Tra le ondulazioni del Chianti e lo scenario idilliaco delle Crete senesi, dove i boschi e i vigneti si perdono nell’orizzonte, a pochi passi da Siena, Borgo San Felice manifesta tutto il suo ordine e la sua sobrietà. Un albergo diffuso con camere e suites alquanto fascinose e dotate, ça va sans dire, di ogni tipo di comfort; poi ancora ville, enoteca, botanic spa, strutture sportive e un orto “felice” (un’iniziativa filantropica volta a migliorare la qualità di vita dei ragazzi con disabilità, promuovendo l’integrazione attraverso attività ortoflorovivaistiche e zootecniche). In più due fiori all’occhiello: un’eccellente ristorazione accompagnata da una prestigiosa azienda vitivinicola.

Botanic Spa

La sinergia con l’ambiente viene infatti ripresa anche nella proposta gastronomica: lo chef stellato colombiano Juan Camillo Quintero ama infatti la Toscana e la sua storia, la bellezza e le eccellenze di un territorio pieno di tesori, aperto al mondo, che con generosità come sostiene lui stesso, “mi ha accolto per portare sulla tavola un frammento di me e delle cultura da cui provengo”.

I sapori autentici della Toscana ed in particolare del Chianti vengono così rivisitati e valorizzati nel contesto della sua cucina visionaria e creativa. Un concetto di territorio contemporaneo, più umano che fisico, la cui peculiarità è nella percezione emotiva.

Juan Camillo Quintero

Si sconfina qualche volta e con creazioni riuscitissime (come ad esempio il ceviche di ricciola all’acetosella e caviale), ma alla fine ciò che conta per Juan è riuscire a configurarsi come il nesso vitale e strategico fra l’agricoltura e il turismo, tra l’ambiente e il commensale: stagionalità rigorosa, amministrazione della freschezza, istituzione dei rapporti umani sinceri e proficui con i piccoli artigiani del territorio.

Ceviche di ricciola all’acetosella e caviale

Insomma, qui il turismo enogastronomico – ma non solo – risponde realmente a finalità di conoscenza, di piacere e di godimento. I piatti e i calici sono risultano vuoti simulacri di un presunto “sapere sensoriale”. È, altresì, un gran bel rapporto con l’oggetto – il cibo, il vino, ma anche il paesaggio – ma non di ordine strumentale mai fagocitando informazioni, immagini, odori e sapori senza soluzione di continuità ma con invece l’enorme possibilità di assimilazione. Il che tradotto significa una cultura del territorio e del prodotto profonda e vissuta.

 

borgosanfelice.it