Variante Omicron, Amref: “E’ segnale da cogliere, in Africa ingiustizia sociale”

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29 novembre 2021 | 14.16

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Guglielmo Micucci: “Accelerare i processi vaccinali, nel continente campagna procede estremamente a rilento”

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Afp

In Africa la campagna vaccinale “va estremamente a rilento”, siamo di fronte a una “ingiustizia sociale” e la variante Omicron individuata in Sudafrica “è un segnale, indipendentemente dalla pericolosità, di quello che può accadere”. Dovremmo “iniziare a cogliere questi segnali per accelerare i processi vaccinali”. Parla così con l’Adnkronos Guglielmo Micucci, direttore di Amref Health Africa in Italia, che spiega la “serie di ragioni” per cui la campagna vaccinale in Africa “va molto lentamente”, a cominciare “dalla battaglia che Amref e tante altre organizzazioni portano avanti in queste settimane”, ovvero quella per la “mancanza delle dosi”.

Ma non è l’unica questione. “Ci sono – dice – la gestione del ciclo del freddo, le infrastrutture, i vari sistemi sanitari, la formazione del personale sanitario”. L’Africa è “ben più complessa di un singolo Paese” e “a livello continentale siamo ancora intorno al 7%” della popolazione completamente vaccinata, a fronte – rileva Micucci – di una “media a livello globale tra il 55 e il 60%”, ma se il Sudafrica è “intorno al 23-25% e il Marocco intorno al 60%, ci sono decine di Paesi che non raggiungono il 5%, il 2% e il Sud Sudan è a meno dell’1%”. “C’è – denuncia – un’oggettiva ingiustizia sociale per una non equa distribuzione considerando anche che nei vari stock e magazzini dell’Occidente ci sono centinaia di milioni di dosi non utilizzate che andranno a scadenza”.

I Paesi del G20 hanno ribadito l’obiettivo di vaccinare almeno il 40% della popolazione mondiale entro la fine del 2021 e il 70% entro la metà del prossimo anno. Sul primo obiettivo, “non ce la faremo mai perché manca un mese e il 40% è utopia”, osserva Micucci, che parla di “una bellissima promessa che crea ulteriore frustrazione perché sarà l’ennemisma promessa non rispettata”. Il secondo, invece, “può essere raggiunto”, ma solo – avverte – “se oggi si decide di non negare un’ulteriore dose”.

“Siamo miopi – insiste – se non realizziamo in maniera definitiva che ci salviamo se ci salviamo tutti insieme”. Una frase “bellissima”, dice, che “continuiamo a ripetere”, ma che “deve diventare azione” per non restare “solo propaganda”. “E’ veramente un’ingiustizia – incalza – è un negare un diritto”. E in Africa bisogna quindi “rafforzare i sistemi sanitari attraverso la formazione del personale sanitario” sui temi vaccinali, prosegue, con il pensiero rivolto a quanto “è stato fatto in Italia con i farmacisti e altre categorie” perché “insegnare i processi vaccinali è una cosa che si può fare nel breve periodo” e “le organizzazioni come Amref possono dare un grande contributo”. Adesso Amref, la più grande organizzazione africana che si occupa di salute in Africa, è impegnata a “sostenere i governi” nelle aree in cui opera, che “a varia intensità sono intorno ai 35 Paesi dell’Africa subsahariana”, soprattutto “per facilitare la domanda di vaccino”. Perché, spiega, “anche in Africa ci sono delle resistenze, delle paure, sul tema vaccinale” e Amref lavora con il proprio personale per “facilitare la domanda di vaccino in modo che nel momento in cui i governi decidano di compiere un gesto di normalità, con la condivisione delle dosi vaccinali”, si arrivi ad “avere anche in Africa le file fuori dagli ospedali per essere vaccinati”.

E “vanno sbloccate le dosi vaccinali affinché non sia solo un gesto una tantum di uno Stato che decide di donare le dosi mancanti”, rileva Micucci, invitando a puntare sui “sistemi già organizzati che esistono”, a cominciare da Covax. E poi, aggiunge, “c’è tutta l’infrastruttura per proteggere il futuro del continente africano e del mondo” perché “se riusciamo a lavorare, per esempio attraverso la sospensione brevetti, attraverso un trasferimento tecnologico nei Paesi che oggi sono capaci di impiantare fabbriche, gestire produzioni vaccinali, come il Sudafrica e il Senegal, allora a quel punto potremo fare un lavoro anche di prevenzione di quello che potrebbe accadere in futuro”.

Bisogna, rimarca, “aprire gli occhi e agire perché sappiamo già quello che va fatto con tutti i rischi” e “dobbiamo farlo adesso, va fatto oggi, va iniziato immediatamente”, così come “non bisogna fare quello che sta accadendo in questi giorni sul Sudafrica, un Paese all’avanguardia in Africa sui temi tecnologici e scientifici che ha avuto la capacità importante di riconoscere quella variante, che l’ha comunicato immediatamente come previsto dai protocolli internazionali” innescando come “prima azione da parte dei Paesi europei” il “blocco della possibilità di muoversi dal Sudafrica verso l’Europa”. Non è, conclude, “un gesto bellissimo per facilitare e sostenere chi fa ricerca scientifica e chi è pronto a comunicare e condividere le informazioni”.

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